Matteo Pipitone, per gli amici Pippi

Matteo parla al microfono durante un talk, con il badge dell'evento al collo

Costruisco prodotti di mestiere. Mi interessa il momento in cui una cosa che abbiamo fatto risolve davvero un problema a qualcuno: il resto, codice compreso, è il mezzo per arrivarci. Do valore alla cultura ingegneristica e alla comunicazione aperta: accetto ogni feedback e cerco discussioni vere con colleghi e mentori. Sono convinto che confrontare le idee e metterle in discussione sia il modo migliore per crescere, sul lavoro come nella vita.

Di cosa mi occupo

Oggi lavoro in QMates, al fianco di team che devono portare un prodotto in produzione e tenerlo vivo. L'approccio è olistico: aiuto a capire cosa vale la pena costruire, a rimettere in ordine le codebase che lo frenano e a dare al sistema fondamenta architetturali solide. Gli strumenti sono quelli dell'ingegneria (Clean Code, eXtreme Programming), della qualità (test automation su più livelli) e della cultura: TDD, pair e mob programming portati dentro team che magari non li hanno mai usati. Il fine però è sempre il prodotto, non la pratica.

Nel 2025 ho anche provato la strada da founder: quattro mesi al Future Founders Program di Bocconi, da cui è nato Maverick AI, un progetto early-stage all'incrocio tra intelligenza artificiale e sicurezza. Un'esperienza diversa da tutte le altre, dalla ricerca di mercato al pitch agli investitori, che mi ha confermato quanto mi piaccia costruire cose da zero.

Da dove vengo

Dal codice. L'ho scritto per anni e lo scrivo ancora, ma nel tempo il centro si è spostato da come si costruisce a cosa costruire e perché. Ho lavorato quattro anni in un asset manager, dove sono passato da backend developer a innovation strategist seguendo, tra le altre cose, un generatore di commenti AI per portafogli finanziari. Prima ancora: sanità digitale, automotive e betting algoritmico. Il percorso completo è sul mio LinkedIn.

Come lavoro

Il codice è solo la punta dell'iceberg: la parte visibile di un prodotto che è il risultato di scelte, compromessi e discussioni. Per questo buona parte del lavoro sta altrove: capire cosa serve davvero a chi userà il prodotto, capire le dinamiche interne di un team, far collaborare team diversi che devono integrarsi. Tutto questo prima ancora di aprire l'editor.

La soluzione più semplice che risolve il problema, prima di quella che risolve tutti gli scenari possibili. Iniziamo dall'happy path e iteriamo sui corner case solo se la feature è davvero interessante per gli stakeholder. Test che raccontano il comportamento atteso. Passi piccoli e reversibili. E la convinzione che un team che capisce il perché di una scelta la mantenga meglio di un team che riceve solo il cosa.

C'è anche una ragione più personale dietro a questo approccio: convivo con il diabete da anni e mi ha insegnato più disciplina di quanta ne avrei acquisita altrimenti: l'abitudine di affrontare le difficoltà di petto, senza aspettare che si risolvano da sole. È qualcosa che si riflette anche nel modo in cui lavoro.

Fuori dal lavoro

Fuori dal lavoro sono un appassionato di sport, mi piace tenermi attivo e penso sia molto importante l'equilibrio tra mente e corpo. Ho praticato per anni sport agonistico che mi ha insegnato la disciplina e il lavoro di squadra. Oggi continuo a praticare sport a livello amatoriale.

Parliamone

Se qualcosa di quello che scrivo ti risuona, o semplicemente vuoi scambiare due idee, scrivimi a matteo.pipitone93@gmail.com oppure passa dalla pagina contatti.